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La Nostra Storia

La vita può riservare a volte strane sorprese. E' quanto è avvenuto a Serenella Milesi: creatrice di moda, titolare con il marito Alessandro di Equipe, una ditta produttrice di abbigliamento di classe, oggi si occupa di libri, e dedica assieme al marito tutto il suo tempo e le sue energie alla diffusione del messaggio di un Maestro che le ha salvato prima la vita e poi la vista: SAI BABA.Da quando l'ha conosciuto, Serenella, una bella signora bruna dalla carnagione scura e dai lineamenti un po' orientali, indossa esclusivamente il sari, e lo fa con rara eleganza naturale.Da quando sono stata in India, spiega, non sono più riuscita a indossare abiti occidentali. Ho ho avuto la sensazione di tornare finalmente a casa. E del resto Swami (così i devoti chiamano il Maestro) mi ha detto che laggiù sono già vissuta in alcune vite precedenti. Serenella e Alessandro sono di Bergamo. Si incontrarono nel campo della moda,si misero a lavorare insieme, si sposarono ed ebbero una figlia che oggi ha 24 anni. Negli anni '70 la loro attività li porto in Emilia, a Modena: tutto filava a gonfie vele, lavoro, viaggi, successo, denaro. Poi, racconta Serenella,nel 1982, a Parigi, caddi per le scale della metropolitana: botte dappertutto, anche alla testa. Non diedi peso lì per lì alla cosa, non andai neppure dal medico. Qualche giorno dopo cominciai ad avvertire disturbi agli occhi. L'oculista constatò un gravissimo distacco di retina all'occhio sinistro: mi ricoverò e mi operò immediatamente. L'operazione parve riuscire bene, ma in realtà segnò l'inizio della mia odissea.

Fu necessario intervenire di nuovo più volte: sei operazioni in un anno e mezzo, col risultato che alla fine persi completamente l'occhio. Purtroppo ne risentì anche l'occhio destro: distacco di retina anche lì, anche se meno grave. In Germania me lo salvarono, però persi molte diottrie. Intanto si evidenziò una disfunzione renale gravissima.Fu a questo punto che Sai Baba entrò, prima sommessamente e poi quasi prepotentemente, nella vita di Serenella e di suo marito. Vidi su un giornale una sua fotografia e capii che dovevo andare da lui. Essendo razionale, mi dissi però che era una follia e misi da parte l'idea. Qualche tempo dopo qualcuno mi disse che forse Sai Baba avrebbe potuto fare qualcosa per me, e mi propose di andare in India. Un giorno sentii una voce che mi diceva: Devi venire in India, ti sto aspettando. Mi decisi, coinvolsi mio marito e partimmo. I miei reni erano peggiorati al punto che da un giorno all'altro avrei potuto entrare in dialisi: i medici anzi erano contrari all'idea che partissi. A Putthaparti ci trovammo a confrontarci con una realtà diversissima dalla nostra e per tanti aspetti molto incomoda. Mio marito era nerissimo e voleva ripartire col primo aereo. Io però volevo incontrare Swami. Quello stesso giorno lui mi venne vicino e io gli chiesi mentalmente di far restare mio marito: Lui mi fece un sorriso dolcissimo e un cenno di assenso. Restammo: io ero rimasta abbagliata dal sorriso di Swami e dalla sua radiazione. In seguito ebbi un incontro privato con Lui: mi parlò e mi benidisse mettendomi una mano sulla testa, e quel gesto mi rivoltò come un guanto, provai la certezza interiore, incrollabile, che Lui era il Maestro, il Tutto incarnato in forma umana. Una certezza che non mi ha più lasciata: nessuna esaltazione, un convincimento interiore saldo e sereno, che col tempo anche mio marito ha condiviso. Per i miei occhi e ii miei reni, mi aveva invitata a non preoccuparmi. Due mesi dopo Serenella dovette entrare in dialisi e visse la cosa in modo sereno e distaccato: non si preoccupò neppure quando le dissero che era necessario asportare i due reni malati e mettersi in lista d'attesa per il trapianto. Accettai la cosa con tranquillità, fui operata, però ci furono delle complicazioni gravissime. Peggiorai al punto che i medici dissero a mio marito che non c'era più niente da fare. Lui però qualche tempo prima aveva fatto un sogno: Swami gli aveva mostrato la mia situazione disperata, poi c'era stato un grande arcobaleno, Swami aveva battuto le mani, i valori negativi erano diventati positivi e lui aveva detto: "Questo è il mio volere". Mio marito mandò un telegramma a Putthaparti e attese con fiducia. La mattina dopo stavo bene e nel giro di qualche giorno, con enorme stupore dei medici, tornai a casa. Dopo qualche mese sognai che Sai Baba mi accompagnava in ospedale. Il giorno dopo mi chiamarono per il trapianto: l'operazione riuscì benissimo.

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